Torno a scrivere sul mio blog, parlando di un argomento che in queste ultime ore ha toccato veramente le mie corde.
La morte di Steve Jobs. Anzi, scusate, la sua vita.
Non dirò niente che non sia stato detto abbondantemente nelle ultime ore da migliaia e migliaia di voci, ma la sua vita è stata davvero un esempio, qualcosa che può far sperare tutti noi. Ci fa capire come, chiunque sia abbastanza folle, audace e competente, possa davvero riuscire in tutto, persino a cambiare il mondo.
I paragoni, con Steve Jobs, si sono sprecati, ma è indubbio che sia stato il nostro Leonardo Da Vinci. Le sue invenzione sono entrate nel nostro quotidiano, l’hanno cambiato profondamente, l’hanno rivoluzionato.
Ma una delle più grandi meraviglie di Jobs risiede nel fatto che, pur essendo uno degli assoluti inventori del personal computer, sia stato il primo ad andare oltre ai semplici bit, riuscendo a unire tecnologia e bellezza, scienza ed emozione. Non per nulla è stato anche il creatore della Pixar, che ha innovato a sua volta il mondo dei cartoni animati, del cinema, del modo di raccontarci le storie.
Il suo discorso a Stanford poi rimane una pietra miliare.
Qualcosa che ogni volta che lo ascolti ti fa fermare e riflettere e ti obbliga nuovamente a metterti in discussione.
Parole che ti fanno venire un’incredibile voglia di vivere.
Grazie di tutto, Steve.
I’ll stay hungry, I’ll stay foolish.







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